La
scorribanda inizia
partendo
da... “lassù”, dall’aere
inconsistente di
un luogo sorprendente; ma
si potrebbe intendere che
sorse proprio “qui”. E “qui” si riconosce il
modo suo speciale, che
guarda a delle cose partendo
dal suo punto: il
punto suo di vista. Ben chiaro che si parli dell’essere
che “esiste”; della
persona umana, dell’intimo
suo “io” di
lui che è certezza: colui
che sa che sa. Egli è ovunque e ogn’ora. Tutti
i confini abbraccia. Per
ogni dove sia presente
è sempre... lì. Intera
conoscenza soverchia
nel suo regno; brillanza
all’infinito ricopre
l’operato. Amor ognor reciproco deifica
le scelte. Controllo
e gioco intero son
sempre sublimati da
intimi valori assai,
assai... squisiti. Ma questo per alcuni può
essere un groviglio, che
toglie interamente il
senso del mistero. Se
tutto è conosciuto, se
tutto è conoscenza, dov’è
quel brio pungente che
spinge avanti i sogni? Per scioglier confusione delimita
i parametri. Innanzi
inventa il tempo, indi
lo spazio e il luogo. Ci
aggiunge l’energia, da
questa la materia. Prende l’insieme e crea. Creando
si diverte. Gioca,
sollazza, inventa. E
poi per completare, (per,
ovvio, riscoprire), vietandosi
barare, dimentica
il creato. Da questo si può dire: “Nell’universo è entrato!” Nell’universo impera da
principe e Signore, con
grinta, competenza e
con profondo ardore. Allarga
i suoi confini: immensi
gli orizzonti. Profonde
a piene mani: ogni
speranza è aperta. Ma un greve suo destino lo
spinge a distruzione. Un
che danneggia l’altro! E nel timor di perdere tutto
il suo vasto regno, non
ha il coraggio ammettere e
riparare il danno. Così la ria partita lo
spinge ad isolarsi. Poi... brancola nel buio. |
Che cosa l’ha sviato? Qual grave sortilegiolo
getta nelle tenebre? Qual
fato misterioso lo
spinge nell’oblio? Cosa
lo può salvare? Cosa
gli può impedire di
roccia diventare? Or più non raccapezza il
bandol della vita. Ormai
non tiene testa a
ciò che ha causato. Ritrova
assai più ovvio giustificare
il tutto. Là dagli spazi eterei giù
alle maree terrestri. Incalzano
gli anni; susseguonsi
le ere; brandeggiano
gli eoni. Or
l’uomo ha imbroccato la
scia discendente. Come spirale eterna continua
il suo declivio. Da
principesca favola a
solida realtà! Poi, venne tenuo un giorno, un
giorno di speranza. Ma: come
sardina in branco che
ergendosi improvvisa assume
le sembianze d’agguato
di uno squalo, (le
menti altrui riempie di
atavici ricordi di
mesmerici ipnotismi), così
a colui che venne porgendo
soluzioni, scemando
falsi dati, creando
nuove mete, confuso
fu l’intento con
mal celati aiuti di
storia precedente; il
che voleva dire, (in
menti ormai provate): “Attenti
è un tradimento”. La bolgia fu invertita. Non
più la distruzione è
meta dissoluta, bensì
la creazione e
la conquista arguta. Non più la repressione è
simbol di potenza: ma
l’ancora di vita s’impronta
a conoscenza. La lotta è svincolata; violenza
fu aborrita. Si
mira a delle mete che
costano battaglie; battaglie
d’intelletto e
comprensione intera. Battaglie a volte subdole contro
un nemico illogico: battaglie
assai cruente contro
il... “sé” proprio inconscio. Ben presto si raggiunge l’aperto
di una landa, che
da confini è scevra, ambita
e promettente. Completa
di ogni cosa che
il sogno più argenteo mai
e poi mai ambì. La risalita è dura. La
strada è ben tracciata, ma
l’ombre del passato rallentano
le ascese. |
Le trappole scattate ingloban
la persona: travisano
alla vista qualunque
soluzione. Antichi e assai filosofi s’infransero
con forza, conobbero
speranza di
risalita certa; ma
lor o i lor discepoli non
seppero trovare metodogia
alcuna che
ben focalizzasse i
paracarri in fila. Per quindi l’illusione a
un filo di portata rimase
tenuamente continua
aspirazione. Essendo risalita conquista
ben precisa per
sé e altrui bisogna, la
storia intransigente solo
sconfitte ammise. Or vecchio amico mio, per
quanto tu lo sia, per
quanto tu lo senta, soffermati
al pensiero, sospendi
l’influenza della
tua traccia intera. Concedi per un attimo l’immagine
brillante di
scena ideal-futura. Soggiaci
per ‘n istante all’impeto
del bello. Sconvolgi repulsioni che
dicono “impossibile”, e
spingi ciò che senti contro
legion di draghi. Inventa il tuo futuro. Con
arte costruisci. Ritemprati
al sospiro che
quello per te invero sarebbe
poi il tuo sogno. Sofferma quell’istante, sospendi
il duro... “dopo” di
tracotante forza che
vuol da te sconfitta. Ancor trattien l’idea. Bea
il pensier cortese che
anelita di vita e
la speranza forgia. Questo è il momento magico che
accetta decisioni! Questo
è l’istante atteso che
aggancia... l’impossibile. Ciò che fu mai per secoli, ora
è lì pronto e aperto. Brandisci le tue daghe, verifica
i contrasti, considera
l’idea che
idea or più non è. Come d’incanto astuto l’idea
si è trasformata in
speme risoluta che
a braccetto viaggia con
la certezza interna che
questo si farà. Ecco, per te, il futuro. Ecco,
per te, la vita. rosario bizioli - agosto 1988 |