A L L E    D I E C I

 

Alle dieci ho deciso: ho sbirciato nella tua stanza dorata.

Un sorriso di bimba indifesa sbocciava sommerso tra cuscini di piume in variegati colori.

Il respiro era un trepido sussurro inno al silenzio del giorno festivo.

Ho sbirciato.

Non voglio turbare. E subito rifuggo nella contigua mia stanza solitaria.

E’ bello saperti sorridente tra il Morfeo sospiro.

E così continuo a sognarti quando, invano, attendo un’aperta avvisaglia al risveglio, al di là della parete che mi ti separa.

Non voglio farmi vedere in questo impudico tentativo di coglierti fra le tenui intimità del tuo antro disordinato.

Il disordine è ciò che ti libera e ti fa sentire regina del tuo mondo.

Non so. Né la notte né ora riesco a dormire.

Tutto è tranquillo.

Tutto è semplicemente tranquillo.

Il respiro, i pensieri, le ansie, sembrano usciti dalla folle e scapestrata agitazione dei giorni difficili.

Non ci sono sogni.

Non ci sono progetti.

Nulla.

L’io profondo giace in pace con sé stesso.

Forse è il potere di un essere che emana dalla sua turbolente complessità; ma è pur lì, al di là, con me.

Forse.

Non è lì “per me”: è lì.

Grazie.

E’ lì senza turbare il mio futuro.

Non vi può essere futuro per infinite dissonanze.

Non vi sarà futuro per l’improbo sconfino di tradizioni, lingua, rango.

Non vi sarà futuro per i brucianti preconcetti che i nuovi cinquant’anni impongono.

Non vi sarà futuro per questo e quello...

Non vi sarà futuro?

Chissà…

Così mi beo di un quadro che traspira di vita e di amore alla vita.

Così mi beo al pensiero che, forse, qualcuno, un giorno, potrà, lievemente, forse, apprezzare la mia vacua esistenza.

E forse questa è la segreta speranza che non oso dire neppure a me stesso: chi, possa, cosa, che cosa, apprezzare di me?

Quale pretesa di assurda ambizione mi fora la mente e mi spinge lassù, in alto, nell’Olimpo dei grandi? Solo son grandi e degno è l’Olimpo a coloro che d’aiuto sono agli altri.

Così la mia notte Slovacca, non fra trastulli di dubbio valore, non tra schiamazzi di sensi sfrenati, non travolgenti passioni, o che so…

Nulla di ciò. Solo un pensiero sottile che fuoriesce improvviso da una mente provata, incallita e bugiarda.

Bugiarda con sé che si ritiene protetta da moine e sospiri, che immune ed illusa si pensa al sorriso di donna, o allo sguardo di occhi che diritti trafiggono al cuore.

Mai menzogna più veritiera fu profferita da “sé”!

E, quel che é duro, “sé”, ci crede.

E “credendoci”, sospira ad ogni aleggiare di sintomo di vita.

Ecco perché uno... due... tre... timidi tentativi, nel silenzio di mosca insolente che l’aria non vuole turbare: uno sguardo al di là della porta vietata provoca solo un sorriso ovattato.

Cosa è questa secreta percezione di pace interiore?

Cosa è questo nuovo turbinio di lampi che scoccano e solcano la mente oramai quasi libera dalle cisti di recenti dolori?

Cosa è?

Lo so!

Si, ora, io, lo so.

Ho una sola risposta per ciò: “E’ vita che preme, rinasce, sospira, sussurra, circonda e prorompe.”

Sono pronto a vederla e far mia: “Io sono” (mi dico) e “sono” lì.

 

 

 

rosario bizioli - Vienna-Tarvisio 7/7/96