Molto
e molto tempo fa, quando gli animali parlavano e si capivano e vi era pace
sulla Terra, viveva in un bosco incantato una bellissima scoiattolina chiamata
Lisciarella: un nome bellissimo per la tribù degli scoiattoli.
Lisciarella
prestava fede al suo nome e passava la maggior parte del suo tempo a lisciarsi
la bellissima coda striata dai riflessi dorati.
A
scuola Lisciarella era molto distratta perché pensava sempre a non
stropicciarsi lo splendido mantello vellutato. Quando si sedeva era molto
attenta a come piegava la coda per non scompaginarla.
Non
c'era da stupirsi che Lisciarella non andasse molto bene a scuola, sempre
distratta e disattenta per la sua vanità.
Gli
amici volevano giocare con lei, ma lei spesso rifiutava perché era troppo
indaffarata con la sua coda, e con il mantello, e con il tenere in ordine ogni
peletto del suo dolce musino.
Però
era proprio una bella scoiattolina!
Ma
non saltava molto fra i rami degli alberi; non correva da una rupe all'altra
come facevano i suoi amici. Non si nascondeva nelle crepe dei tronchi, no!
Poteva arruffare o rovinarsi il pelo!
La
sua amica più intima, Chiocciolina (così chiamata perchè quando dormiva si
appallottolava su se stessa come una chiocciola) la cercava:
“Lisciarella,
vieni a vedere che bel prato d'erba scivolosa ho trovato, ci si rotola che è
una meraviglia”.
“E
quei tronchi meravigliosi giù al ruscello, sembrano messi là da una fata”.
Ma
Lisciarella ignorava l'invito dell'amica.
E dai
oggi... dai domani, sia Chiocciolina che gli altri amici smisero di chiamare
Lisciarella per i loro giochi.
E
Lisciarella rimase sola.
Neppure
se ne accorse, tanta era la vanità rivolta alla cura della sua pelliccia.
Un
giorno, un brutto giorno, non si sa come, arrivò un gatto selvatico, di quelli
che vivono lassù fra le rocce e le sterpi dell’alta montagna. Forse si era
perso. Forse era un vagabondo. Forse era alla ricerca di cibo.
Fatto
sta che, abile nella caccia ai furetti, tanto si avvicinò a Lisciarella da non
essere visto.
Lisciarella,
inutile dirlo, stava strofinando con vigore il suo pelo per cercare di dargli
ancora più bellezza. Non vide il gatto selvatico se non quando era troppo
tardi.
Lo
vide spuntare da dietro un cespuglio, già in piena corsa.
Lei
rimase stupita e smarrita. Si fermò un istante a pensare se fosse uno scherzo
dei suoi amici. E solo quando il gatto selvatico fu tanto vicino da sentire il
soffio rabbioso delle narici Lisciarella si decise ad agire. Poteva solo
scappare. E cominciò a correre, a correre a perdifiato. Scattava a destra,
correva, s’impuntava e scattava a sinistra. Ma il gatto selvatico guadagnava
terreno.
“Oh,
se Chiocciolina e gli altri amici fossero qui con me, riusciremmo a farlo
scappare.”
Pensava
d’istinto Lisciarella. Ma non sapeva neppure dove fossero per correre verso di
loro.
E poi
si sentiva appesantita: era molto che non giocava, non saltava e non correva.
Non aveva più l’agilità di uno scoiattolo. Non riusciva a vedere né trovare un
buco in qualche albero dove rifugiarsi.
Il
gatto selvatico la spingeva sempre più su un terreno scoperto, dove era più
facile raggiungerla.
Alla
fine, con un gran balzo le fu addosso. Gli artigli erano accuminati come rasoi.
Assieme rotolarono giù per la scarpata improvvisa. Giù giù tra sassi irti,
terra bagnata dalle recenti pioggie, sterpaglie e spine di rovi. Finalmente si
fermarono, con un tonfo, nel fango marrone di un rigagnolo.
In
quel momento Lisciarella non stava certo pensando al suo pelo, ma era
terrorizzata dalla paura e non sapeva come liberarsi del gatto selvatico che
per tutta la caduta le era rimasto avvinto e non l’aveva lasciata un attimo.
Si
stava rassegnando ad un triste destino quando sentì, tra il dormiveglia della
paura, lo scalpiccio conosciuto di tutta la tribù degli scoiattoli, che si
erano resi conto di ciò che stava succedendo ed avanzavano da ogni parte a più
non posso.
Giunsero
in tempo.
Vista
la male parata il gatto selvatico si affrettò a tornarsene sui suoi passi
fuggendo fra i boschi verso gli alti monti.
E
Lisciarella?
Lisciarella
era terrorizzata dalla paura quando la riaccompagnarono a casa.
Dopo
un po’ di ore di buon sonno si svegliò di soprassalto ricordando l’episodio. Fu
in quel momento che pensò alla sua pelliccia immacolata. Si sentiva ancora
dolorante, ma si trascinò davanti ad uno specchio.
Ciò
che vide la fece sbiancare in volto (per quanto uno scoiattolo possa sbiancare)
e per poco svenne. La coda smozzicata! Chiazze di pelo mancante! Pelliccia di
color nero-marrone-scuro-indicibile! I pochi baffi del musino rimasti erano a
dir poco orrendi! Quale spettacolo!
Come
se non bastasse si accorse di non essere sola nella stanza: alcuni amici erano
rimasti a vegliare per lei. S’accorse quando ne sentì uno ridere divertito a
vederla così sciatta. Non era un ridere cattivo, ma lei se ne vergognò e si sentì rodere da una
rabbia impotente.
Intervenne
Chiocciolina, zittendo ed allontanando l’amico irrispettoso. E poi ce ne
vollero di belle parole per consolare la malcapitata scoiattolina vanitosa!
Fortunatamente,
alla fine, Lisciarella si rese conto che, malgrado avesse sempre trascurato i
suoi amici e si fosse isolata, loro le erano stati sempre vicini. Qualcuno
l’aveva presa in giro, ma non con malizia. Le erano stati vicini e compatti per
difenderla dal gatto selvatico. Le erano vicini ora. E speravano che guarisse
velocemente per poter, finalmente, andare a giocare e correre assieme: tanto
non aveva più un mantello invidiabile da dover curare!
In
questa avventura Lisciarella capì che gli amici sono molto importanti, e
divenne orgogliosa di averli!
rosario
- bucarest 3/5 - bs-pc 20/5/96
tratto
da: “Un mondo di fiabe per Te”