Passeggiavo come fosse mano nella mano sul selciato
umidiccio, fra gli alberi, radure e digradi, sulle sponde dell'Adda.
Mi ci sono fermato un paio d'ore per quietare il
fremere che sentivo dentro di me, sabato, al ritorno dopo le poche ore vissute
assieme.
Mi spiacque di non essere cacciatore perché il
concerto dei canti degli uccelli era meraviglioso: avrei voluto riconoscerne il
verso, ed attribuirlo alla giusta specie, e scoprire di più su di loro, e
sarebbe pur ora che mi dedicassi alla caccia fotografica come più volte ho
pensato fare!
Un grosso uccello, forse da me purtroppo infastidito, se ne diparte veloce fra uno stormire di ali e di fronde, dall'alto del pioppo che mi sovrasta. Risponde un gracidare di rane giù nel fossato. In lontananza un sole fioco proietta a balzelli contrasti di ombre. Sento la mancanza di una macchina fotografica, e di un registratore;
ma forse ciò che ho registrato entro di me in
un’estasi di vita è molto più grandioso.
Tutt'intorno la civiltà delle macchine non esiste.
Dall'altra sponda un pescatore ripone le sue canne,
disturbato dall'arrivo di due motociclisti: forse una coppia in cerca di
paradiso.
Piccole macchie di luce si vedono in lontananza
intra degli alberi, laggiù in fondo.
Mi avvicino agli acquitrini: limpida acqua pulita
che filtra dalle sponde della campagna intrisa nelle recenti piogge. E' un
brulicare di vita. Girini impazziti che vagano senza posa in una perenne
smodata movinza. Molluschi, palline, vermetti, pesciolini... alcuni in
movimento, altri in attesa, all'erta, fuggenti al minimo allarme di quiete
turbata.
Uno spettacolo.
Una musica ed armonia di suoni che ormai avevo
dimenticato.
E accanto a questo i pensieri si sovrappongono.
Perché? Come mai? Non è giusto! Ti piace. Dovrei.
Non dovrei. Non hai coraggio. Buttati! Prova; lascia.
Rincorri il tuo sogno che, unico, merita!
Poi quiete. Momento di quiete.
Dove sei?
Perché non sei lì con me seduta su l'erba umida?
Non ho molto da offrire. Forse non nulla da dare,
nulla da dire. Forse.
Non basta un tramonto in riva ad un torrente di
acqua di colore incerto, non basta una palude fangosa per creare un “miasmo” di
intenti... ma cosa è questo insulso e stupido ardire?
Lì era pure il mio posto, giù dove il piede scivolava nella lieve fanghiglia, in completa incertezza di posizione, ogni passo rimette tutto di nuovo in discussione: la stabilità del corpo, la stabilità dell'essere.
Uno che non sa perché, ti pensa.