Forse sarebbe finita la sua
proverbiale sfortuna che lo faceva ritrovare, a 30 anni compiuti, solo, con
pochi amici (e di quelli che non contano) ad elemosinare qualche lavoro qua e
là, nei campi brulli del suo paese!
Dopo le formalità svolte dal
vecchio sindaco, decise di tagliare i ponti. Con qualche straccio infagottato
malamente in una valigia rinforzata con dello spago annodato, raggiunse, a
piedi, la baita ed il podere che furono dello zio.
L'idea di una nuova vita gli faceva
apparire brillante ogni situazione. Il tetto perdeva; ma il pagliericcio
sfibrato che pretendeva di fare da letto, era addossato alla parete vicino al
fuoco, lontano dagli sgocciolii piovani.
Appena fuori casa le erbacce
imperavano.
Per l'acqua c'era un pozzo
profondissimo: un sasso impiegava almeno quattro secondi a far sentire il suo
tonfo. La pompa era guasta; ma un secchio arrugginito e cigolante non mancava.
Così fin dal primo giorno Paolo potè dissetarsi.
Aveva misere provviste che gli
sarebbero bastate (doveva farle bastare) per alcune settimane.
Qualche attrezzo malandato gli
permise di iniziare il lavoro. Dopo una giornata di fatica una sottile striscia
d'erba era stata estirpata mettendo a nudo un terreno arido e sassoso.
Pensava di coltiva a
granoturco, sì da vendere velocemente il primo raccolto. Aveva bisogno di
acqua: avrebbe sistemato la pompa. Aveva bisogno di sementi: i vecchi amici lo
avrebbero aiutato.
Per la prima volta nella sua
vita si sentì felice.
Gli stessi amici cui avrebbe
voluto chiedere aiuto lo trovarono, rannicchiato nel suo letto, venti giorni
dopo che aveva lasciato il paese.
“E' morto di fame” - disse
uno.
“Ma no! Non vedi che sul
tavolo c'è del pane. Pane duro, ma sempre pane” - rispose l'altro.
“Come mai sembra stia tenendo
la testa nella morsa delle mani?”
“Forse soffriva di mal di
testa”.
“Sono vent'anni che lo conosco
e non ne ha mai sofferto!”
“Lì, guarda, lì! Gli
scarafaggi hanno banchettato con i suoi rigurgiti.
“Non ho mai visto Paolo
ammalato...” - concluse mesta il discorso una voce.
La falda acquifera che
sfociava nel pozzo riceveva le acque da due torrenti sotterranei: nel loro
viaggio tenebroso il primo raccoglieva pesticidi e diserbanti ampiamente usati
nelle campagne, l'altro, più superficiale, proveniva dal disgelo delle vicine
montagne ed aveva fatto la sua scorta di materiale radioattivo...
Il terrore corre sul filo... del secchio del pozzo.
rosario bizioli - Brescia, 30 maggio 1989