Gli ingredienti
La scrittura, per me, ha sempre avuto bisogno di due ingredienti essenziali: un foglio con righe verdi alternate e una penna a sfera rigorosamente verde. In alternativa, una matita dalla punta sottilissima. È con questo rituale che sono nati quasi tutti i miei racconti: un gesto semplice, ripetuto, che diventava soglia e invocazione.
Per anni quel tipo di carta è stato il mio terreno naturale, il luogo dove le idee prendevano forma. Quando è diventato introvabile, ho dovuto abbandonare quel rito e dedicarmi alla videoscrittura.
Ma non è la stessa cosa. La tastiera non restituisce il fruscio del foglio, non accoglie la pressione della mano, non custodisce le esitazioni. La scrittura digitale è più rapida, più efficiente, ma meno intima: non ha quell’odore di inchiostro e di silenzio che accompagnava ogni pagina.
Eppure, anche senza quel foglio verde, continuo a cercare lo stesso respiro, la stessa vibrazione che nasceva da un gesto antico. Perché la scrittura, quando è autentica, trova sempre un modo per tornare a casa.